La NATO si prepara al ritiro dall’Afghanistan

Il ministro degli Esteri Luigi di Majo definendo “una decisione epocale” ha annunciato in pratica il ritiro delle truppe della Nato dall’Afghanistan, secondo i piani di quanto stabilito da Bruxelles sulla linea fissata dagli Stati Uniti, già a cominciare dal prossimo primo maggio per concludersi simbolicamente l’11 settembre.

Da mesi, in seno alla Nato, questo è stato argomento di discussione dopo che l’ammistrazione Trump aveva manifestato la volontà di ritirare tutte le truppe americane e con gli accordi di Doha e con l’avvio dei colloqui con i movimenti Talebani, decisione ora ripresa dal Presidente Biden.
Dopo gli incontri tra i segretario generale della NATO Jens Stoltenberg e il segretato di Stato americano Antony Blinken seguiti da quello dei ministri degli Esteri di Stati Uniti, Germania, Italia, Regno Unito e Turchia, maggiormante presenti nella missione Resolute Support, e degli altri menbri della NATO, la decisione sembra ormai presa anche senza attendere che si realizzino le condizioni ideali per il ritiro dal Paese asiatico.
Circa cinque mesi di tempo per permettere a 36 Paesi il ritiro di complessivi 9.500 e mettere fine ad un impegno durato vent’anni.

Il contributo dell’Italia, terzo in termini di uomini e materiali, vede la presenza di circa 800 uomini 140 mezzi e 8 assetti aerei, dislocati tra la sede di Kabul e “Camp Arena” la base di Herat. Qui opera il TAAC-West sul terrirorio delle province di Herat, Badghis, Ghor e Farah al nord-ovest del paese, nell’attività di addestramento, assistenza e consulenza delle Istituzioni e delle Forze di Sicurezza Afghane. Attualmente, su base della Brigata Paracadusti “Folgore”, tutte le professionalità delle Forze Armate sono presenti: Esercito Italiano, Aeronautica Militare, Marina Militare e Arma dei Carabinieri, oltre a militari di Albania, Lituania, Romania, Slovenia, Stati Uniti, Ucraina e Ungheria.

Quantunque con il cambio della missione da ISAF a RS sia stata fatta rientrare in Italia, una gran parte di assetti, mezzi e materiali via nave e aereo con l’Operazione “Itaca 2”, che ha collaudato la complessità delle procedure, una nuova grande sfida attende la struttura logistica nazionale, questa volta chiamata al ripiegamento di mezzi, uomini e materiali in un arco di tempo molto breve e che da un massimo cinque mesi potrebbe essere forzatamente ridotto.
La delicatezza del momento, richiederà un’attenzione maggiore per garantire la sicurezza di tutto il personale, una presenza ed un’attività di protezione e di intelligenze da parte delle strutture preposte.
Presumibilmente questa presenza continuerà nel futuro ed in modo discreto a supportare la sicurezza delle Istituzioni, delle FFAA e le basi dello sviluppo economico e democratico delle popolazioni dell’Afghanistan.

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