Lavaredo 2019, esercitazione alpinistica estiva.

Con l’esercitazione Lavaredo 2019 si è prefisso lo scopo di dimostrare i principali aspetti della tecnica alpinistica applicata all’alpinismo militare con particolare riferimento al movimento ad al soccorso in montagna, di verificare, al termine dei corsi alpinistici, il livello addestrativo raggiunto mediante la condotta di attività incentrate sul movimento lungo vie in parete sulle tecniche di progressione su roccia e sulle tecniche di autosoccorso e soccorso organizzato in ambiente impervio, di affinare la cooperazione in ambiente di alta montagna con altri assetti specialistici della Forza Armata e con rappresentanze di altri eserciti. All’interno dell’esercitazione è stata inserita una attività di Mountain Warfare in ambiente di alta montagna, in bianco, con truppe sul terreno, contro un nemico rappresentato, mirata a dimostrare le tecniche, le tattiche e le procedure del moderno Mountain Warfare, attraverso la condotta di un vertical assault da posizioni dominanti, secondo la nuova dottrina in elaborazione alla Nato.

Sulle Tre Cime di Lavaredo, montagna tra le più famose delle Dolomiti, patrimonio mondiale UNESCO, dal 8 al 12 luglio si è svolta l’esercitazione “Lavaredo 2019”.
Oltre 700 gli alpini presenti: protagonisti il personale delle Brigate Julia e Taurinense, gli istruttori del Centro Addestramento Alpino e gli atleti del Centro Sportivo dell’Esercito, a fianco dei quali hanno operato colleghi cileni, omaniti, spagnoli, sloveni e francesi, soldati di eserciti alleati e di Paesi amici che da anni si addestrano al movimento in ambiente montano sulle Alpi con le truppe da montagna italiane.
L’evento addestrativo, suddiviso in due fasi, una di tecnica alpinistica applicata all’alpinismo militare ed una di Mountain Warfare in ambiente di alta montagna, ha avuto luogo in un ambito paesaggistico conosciuto ed apprezzato a livello mondiale, in cui le Truppe Alpine hanno operato con massima attenzione azzerando l’impatto antropico ponendo in essere regole, accortezze, indicazioni e modi di operare particolari, una serie di attenzioni quasi naturali per chi è abituato per tradizione o per formazione, ad operare in montagna.

L’esercitazione tecnico-alpinistica
E’ il coronamento dei corsi di addestramento alpinistico, dei corsi avanzati, dei corsi formativi delle squadre soccorso e del corso qualificativo, che hanno visto impegnati più di 200 allievi provenienti dal Centro Addestramento Alpino, dalle Brigate Alpine Julia e Taurinense e dal Reparto Comando e supporti tattici Tridentina. La preparazione e lo svolgimento dell’attività ha consentito agli istruttori delle truppe alpine, oltre che di verificare il livello di preparazione raggiunto dagli allievi dei corsi, anche di confrontarsi tra loro e di sperimentare tecniche ed equipaggiamenti in continua evoluzione.
All’esercitazione hanno preso cordate di altre Forze Armate e Corpi Armati dello Stato che possiedono elevate professionalità in questo ambito. In particolare quest’anno hanno partecipano la Marina Militare, con una cordata del Gruppo Operativo Incursori di La Spezia, l’Arma dei Carabinieri con una cordata del 7° reggimento di Laives, la Guardia di Finanza con tre cordate e la Polizia di stato con una cordata del Centro addestramento alpino di Moena oltre ad una cordata del Centro di eccellenza per il combattimento in montagna della NATO, all’interno del quale operano i rappresentanti delle nazioni che insistono sull’arco alpino. Completa infine una squadra del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico di Auronzo.
L’addestramento alpinistico è la base costitutiva delle Truppe Alpine che da sempre operano in montagna, non solo sul territorio nazionale. La frequentazione di un ambiente severo come la montagna consente di perfezionare, con costi estremamente limitati, la preparazione tecnica, fisica e morale dei professionisti che giornalmente sono chiamati ad operare all’estero,nei vari teatri operativi.
Le operazioni militari in generale e quelle condotte in ambiente montano in particolare, sono fortemente influenzate dalla natura del terreno, dalle condizioni ambientali e da quelle meteorologiche. Per questo motivo, le unità necessitano di una preparazione tecnica alpinistica e sciistica tale da renderle idonee a vivere, muovere e combattere in montagna d’inverno come d’estate. Queste condizioni morfologiche e climatiche non mancano negli scenari operativi contemporanei come l’Afghanistan ed il Kosovo, che vedono attualmente schierato personale.
Una quindicina di cordate si sono impegnate ad ascendere le varie vie: Spigolo Sud Est Piramide, Bosotti, Diretta Piramide, Normale Piccola, Egger, Oetzi Trifft Yeti nuova, Gelbe Mauer, Spigolo Giallo, Camini, Molin Lancellotti, superando difficoltà di 6°, 7° e 8° grado a cui ha fatto seguito un intervento di soccorso. Una squadra di soccorso alpino militare congiuntamente ad una squadra del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico ha simulato l’intervento su un alpinista vittima di una caduta durante la scalata di una via e pertanto impossibilitato a muoversi. Utilizzando le tecniche idonee, risalita la parete è stato messo in sicurezza il personale e l’equipaggiamento e, calato nei pressi dell’infortunato barella e operatore sono stati prestati i primi soccorsi alla vittima, calata successivamente a base parete per mezzo delle manovre messe in atto da altri operatori della squadra soccorso. Questa tipologia di intervento, integra quella del soccorso attuato per mezzo dell’utilizzo degli elicotteri, sì più tempestivo, ma non attuabile in caso di condizioni meteorologiche non permissive.

L’esercitazione tecnico-tattica
Lo scopo era di dimostrare il livello addestrativo conseguito e le capacità operative esprimibili dai reparti delle Truppe alpine, con particolare riferimento all’attitudine alla sopravvivenza, al movimento, all’assolvimento del compito in ambiente montano estivo di alta quota, in un contesto operativo ad alta intensità.
L’ipotesi prevedeva che nel quadro della Campagna militare finalizzata alla stabilizzazione dell’ipotetica regione di Norway la Task Force “Hammer”, su base 2° Reggimento Alpini della Brigata Alpina Taurinense, avesse ricevuto il compito di individuare e disarticolare gli elementi nemici infiltratisi e organizzati a difesa nell’area di Lavaredo e di provvedere alla cattura del rispettivo comandante militare.
La Task Force impiega il Complesso minore “Impavida”, su base 22^ Compagnia Alpini, costituito da due plotoni Alpieri, di cui uno in rinforzo dal 3° Reggimento Alpini, e da un plotone supporto alla manovra articolato in un team Tiratori scelti, un Tactical Air Control Party (TACP) ed un nucleo appoggio equipaggiato da Browning 12,7. Il reparto è inoltre rinforzato da una squadra multi-sensore del 41° Reggimento Sorveglianza e acquisizione obiettivi (SORAO) Cordenons, un distaccamento operativo Ranger del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti una quadra pezzo equipaggiata di obice 105/14 del 1° Reggimento Artiglieria da Montagna ed una squadra di Chasseurs Alpins provenienti dal 13° Battaglione della 27a Brigade d’Infanterie de Montagne. Una Task Force Aviazione dell’Esercito su framework 4° Reggimento Altair composta da tre elicotteri AB.205, un CH47F e due AH-129D ha il compito di garantire il supporto dalla terza dimensione, mentre a una coppia di AMX del 51° Stormo di Istrana dell’Aeronautica Militare è assegnato lo svolgimento delle CAS.
La Squadra SORAO ha attivato l’atto tattico lanciando in ricognizione locale il micro UAV Raven che munito di telecamera ottica e all’infrarosso ha permesso di raccogliere informazioni sul posizionamento ostile, in base alle quali è intervenuto il team di Tiratori scelti per un fuoco di copertura, utilizzando fucili Sako TRG 42 cal. 338 e Beretta ARX 200 cal 7,62 per il tiro di precisione sulla lunga e media distanza e permettendo così al plotone di muovere l’attacco. Per intervenire sull’obiettivo e ridurre il combat power nemico è stato posizionato in posizione nascosta al nemico un obice 105/41 M56 elitrasportato assieme agli artiglieri addetti al pezzo dal CH-47F. Contemporaneamente anche la coppia di AMX del 51° Stormo ha iniziato il supporto alle truppe a terra (CAS) effettuando picchiate per ingaggiare gli obiettivi con il cannone di bordo. Mentre il nemico viene impegnato dal lato Sud da questi attacchi, da quello Nord un plotone di alpieri, ha raggiunto posizioni idonee per contrastare il compound nemico utilizzando le tecniche tipiche del Mountain Warfare, quali la Jumar, la Ferrata e portando in posizione sovrastante una mitragliarice Browling 12,7 con l’utilizzo di una teleferica speditiva. A premessa dell’assalto una coppia di AH-129D ha ingaggiato le posizioni nemiche con in cannone Gatling M197 da 20mm, fornendo fuoco di copertura al plotone oramai schierato in parete in modalità Close Combat Attack (CCA). L’unità composta da circa 50 alpieri tra i quali erano presenti anche elementi del 13° Bataillon des Chasseurs Alpins dell’Esercito francese ha potuto così effettuare l’attacco calandosi rapidamente da un’altezza di 60 metri in corda doppia e in discesa Australiana, tecnica che permette contemporaneamente di scendere e di utilizzare l’arma individuale. Infine una infiltrazione tattica di un team del 2° plotone alpieri è stata praticata mediante un AB.205 attraverso la discesa rapida in Rappeling con l’obiettivo di ingaggiare il nemico da posizioni di difficile accesso.
A loro volta due squadre alpieri, attraverso la tecnica di discesa rapida fast rope, detta anche “canapone” da bordo del CH-47F sono sbarcate per andare ad occupare posizioni idonee per cordonare un obiettivo e consentire il successivo intervento della componente Operazioni Speciali del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti (qualificati come Ranger) che, nell’ipotesi operativa dell’azione, era stata infiltrata nottetempo mediante aviolancio con tecnica di caduta libera, con  lo scopo di catturare il comandante militare delle forze ostili. Assolto tale compito i Ranger sono stati recuperati con la tecnica a “grappolo” che prevede, per l’estrazione rapida da zone rischiose, una fune dotata di anelli alle estremità inferiori che permettono l’aggancio di più persone e così il recupero simultaneo  di tutto il personale. Nella fase conclusiva è stato ipotizzato che un alpiere sia stato ferito e quindi oggetto dell’intervento dei Soccorritori militari abilitati nelle procedure di tactical combat casualty care (TCCC), ossia a fornire le prime cure sul campo di battaglia a commilitoni feriti, allo scopo di stabilizzarne le condizioni a premessa della successiva evacuazione medica, atto avvenuto con il verricello da parte di un AB.205 in configurazione forward Medevac.

Obice 105/41 M59

L’obice da montagna M56 da 105/14 è un pezzo d’artiglieria che ha equipaggiato fin dal 1957 molti eserciti occidentali. La sua caratteristica principale è la possibilità di essere someggiabile con la scomposizione in 12 carichi diversi permettendone così il trasporto in terreni fortemente compartimentati, come pure stivabile su pallet idonei all’aviolancio. La gittata massima del pezzo è di 10.600 m ed utilizza granate esplosive del calibro 105 mm e del peso di circa 15 kg cadauno ed è utilizzabile anche per il tiro teso anticarro e contro-posizioni. L’Esercito, dopo anni di magazzino, lo ha reintrodotto e valutato nell’esercitazione “Alpan 2016”. L’impiego è riassumibile nel concetto di una sorta di “artiglieria d’assalto” e sarà oggetto di specifica dimostrazione nella campagna tattica, di prossima conduzione da parte della Brigata Alpina Taurinense, nel mese di settembre al poligono di Monteromano, a conferma di un’artiglieria tutt’altro che desueta, nuovamente protagonista sul campo di battaglia e ancora fedele alleata delle truppe da montagna.

Micro UAV Raven

Il Raven (RQ-11B/C RAVEN B/DDL Digital Data Link) è un dispositivo ricognitore a pilotaggio remoto, caratterizzato da un’apertura alare di 140 centimetri e da un peso di circa 2 Kg e classificato come micro-UAV. Munito di telecamera elettro-ottica e all’infrarosso che gli permette di lavorare a una distanza massima di 10 km con un’autonomia di circa un’ora. Il RAVEN è gestito tramite una stazione di controllo a terra ( Ground Control Station ) che permette all’operatore di controllare il velivolo, di registrare e trasmettere in tempo reale le immagini al posto comando tattico.E’ in dotazione alle squadre multi-sensore del 41° Reggimento Sorveglianza e acquisizione obiettivi (SORAO) “Cordenons” di stanza a Sora (Frosinone).

Chasseurs Alpins

Il 13° Bataillon des Chasseurs alpins è un’unità della 27^ Brigade d’infanterie de montagne con sede in Savoia, specializzata nel combattimento in montagna. Fondato nel 1853 ha partecipato, sin dalle sue origini, a numerosi conflitti tra cui la Seconda Guerra d’Indipendenza Italiana nel 1859 ed entrambi i conflitti Mondiali.
Recentemente il reparto ha partecipato a numerose missioni internazionali come in Libano, Bosnia Herzegovina, Kosovo e Afghanistan oltre che impiegato in operazioni in Africa Occidentale. Gli Chasseurs Alpins sono dotati del fucile d’assalto FAMAS cal.5,56 e del fucile di precisione FR F2 cal. 7,62.

Meteomont

Meteomont è la struttura in grado di fornire ai propri reparti delle Truppe Alpine il supporto informativo necessario per garantire loro una cornice di massima sicurezza alle attività addestrative ed operative che si sviluppano in montagna, dal 2005 in grado di coprire tutte le aree montuose italiane comprese quelle in cui non sono presenti reparti alpini (Appennini e Sicilia). Ha sede a Bolzano presso il Comando Truppe Alpine ed ha alle sue dipendenze 6 Centri Settore: Torino presso la Brigata Taurinense, Aosta presso il Centro Addestramento Alpino,  Bolzano presso il Reparto Comando Supporti Tattici Tridentina,  Brunico presso il 6° Reggimento alpini,  Belluno presso il 7° Reggimento alpini e Udine presso la Brigata Julia. Le informazioni meteorologiche aggiornate sono frutto della collaborazione con il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare. Inoltre ha in atto specifiche convenzioni con il Corpo Forestale dello Stato (che copre con i propri bollettini Lombardia ed Appennini), con il Dipartimento della Protezione Civile e l’Associazione Interregionale Neve e Valanghe. In ambito NATO la struttura, in grado di disporre di personale specificatamente addestrato ed equipaggiato con materiali e stazioni di rilevamento automatiche, ha consentito la realizzazione in Afghanistan di un Centro Valanghe dotato di due stazioni automatiche per la gestione della viabilità sul valico montano di Salang a oltre 3000 m. Sul sito www.meteomont.org ogni giorno sono disponibili i bollettini in 5 lingue: inglese, francese, tedesco, spagnolo e russo.

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