FROZEN ARROW 2021

La Firing Exercise pluri-calibro del 3° reggimento artiglieria terrestre da montagna

Dopo la “Frozen Dart 2021”  del giugno scorso che aveva esercitato l’8° reggimento alpini di Venzone (UD), il poligono del Monte Bivera ha nuovamente visto presenti gli alpini della Brigata “Julia”  con il 3° reggimento di artiglieria terrestre (da montagna) di Remanzacco (UD) per una  importante esercitazione ed addestramento a fuoco,  Firing Exercise (FIREX).   Nella prima decade di novembre ha ospitato  i mortai pesanti e gli obici del reggimento e due team di tiratori scelti, per la “Frozen Arrow 2021” (FA21), un’esercitazione in ambiente compartimentato, impervio, in condizioni meteorologiche e climatiche difficili, con neve in quota.

Il poligono del Monte Bivera,  è caratterizzato da un’area rocciosa, da ghiaioni, da ripidi pendii e da boscaglia tra l’altopiano di Casera Razzo e le pendici del M.te Bivera, montagna carnica di 2474 metri che separa l’Alta Val Tagliamento, a sud, dalla Val Lumiei, a nord, a cavallo tra le province di Udine e Belluno.  È l’unico poligono nella regione per le FIREX in grado di esercitare artiglierie, mortai e obici, fino al calibro massimo di 120 mm e può essere utilizzato, nel solo periodo di chiusura dei pascoli in quota e della stagione turistica, per un massimo di venti giornate, con l’osservanza delle limitazioni di tutela ambientale nonché con il controllo garantito dal personale militare addetto alla sicurezza ed alla bonifica dell’area bersagli (Si.Ber.Bo.).

Finalità

Organizzata e diretta dal comando del 3° reggimento artiglieria terrestre (da montagna), l’esercitazione ha inteso verificare ed implementare le capacità acquisite dal Gruppo “Conegliano” nell’erogazione di fuoco indiretto pluri-calibro, in linea con il programma di addestramento di tutte le squadre pezzi delle diverse batterie con il materiale in dotazione, in questo contesto, con l’impiego dei mortai pesanti Thomson RT-F1 da 120 mm  e degli obici M56 105/14, a cui ha trovato integrazione il fuoco diretto selettivo di due team di tiratori scelti (TS) del 7° reggimento alpini di Belluno e dell’ 8° reggimento alpini di Venzone.
Contestualmente sono state poste anche una serie di verifiche in merito alle procedure di impiego delle squadre pezzi con un ritmo operativo sostenuto in ambiente montano, alle capacità delle sezioni di erogare fuoco indiretto adottando sia le procedure tecnico-tattiche di tiro con l’ausilio del Sistema Informatico del Fuoco (SIF) sia i tradizionali metodi delle tavolette di calcolo per gli obici e della disciplina del fuoco, alle abilità degli Osservatori del fuoco, Fire Support Team (FST), nell’acquisizione visuale e strumentale degli obiettivi, nella stima delle distanze e nella correzione del tiro e, infine, al grado di addestramento tecnico-tattico nell’utilizzo dei materiali e degli equipaggiamenti in dotazione come l’impiego di strumenti opto-elettonici per il targeting e la gestione digitalizzata del fuoco.

Lo scenario

La “FA21” ipotizza l’impiego  in uno scenario di tipo simmetrico definito “warfighting e combined arms”,  con il gruppo di artiglieria da montagna in esecuzione e condotta di un supporto diretto, Direct Support (DS) a favore delle unità di manovra impegnate in un’operazione difensiva/di contrasto dinamica, su terreno compartimentato, nell’ambito di una campagna di combattimento contro un avversario simmetrico.
Nello scenario  definito “Skolkan” previsto nel Nord Europa, il presupposto immaginato è una violazione dei confini dell’Estonia (EST) da parte della Repubblica Democratica di Bothnia (BDR) con l’occupazione di una parte del territorio dell’isola estone di Hiiumaa (HI), generando come conseguenza la decisione della NATO di inviare sull’isola una Task Force, in cui è presente la Brigata alpina “Julia” (BAJ), garantendo così un intervento militare, ai sensi di quanto previsto dall’articolo V°, per restituire l’integrità territoriale all’EST e liberare l’isola dalla forze di occupazione. L’azione offensiva, dopo il rapido successo iniziale si trova a contrastare le forze ostili asserragliate nel mantenere le posizioni sul territorio occupato,  pronte a contrattaccare ed obbligare le forze della NATO a ritirarsi dall’isola. La BAJ ha quindi deciso di schierare i reggimenti di manovra al fine di difendere le posizioni consolidate e garantire il controllo delle vie di comunicazione, Main Supply Route (MSR) BLU e ORANGE dalla possibile avanzata delle forze ostili.

L'attività esercitativa

La missione è quindi  fornire alle unità di fanteria poste a difesa del M.te Bivera il supporto diretto (DS) con fuoco indiretto pluricalibro del gruppo “Conegliano” del 3° reggimento artiglieria terrestre (da montagna) con due batterie equipaggiate con obici M56 105/14 (la 13ª batteria) e con mortai RT-F1 da 120 mm (la 15ª batteria), occupando una zona di schieramento posta nell’area montuosa (Casera Campo) situata a nord ed un’altra più in quota (Casera Federata) a nord-ovest, con il supporto dei nuclei di Fire Support Team (FST) dislocati nell’area di Pezzocucco, integrando in caso di necessità con il fuoco aereo ed il tiro selettivo dei tiratori scelti (TS) posti un po’ più a valle di quest’ultima.

Tutte le condizioni del reale combattimento sono state quindi ipotizzate in uno scenario definito “warfighting e combined arms” esercitando le funzioni di comando, controllo e gestione del fuoco del posto comando artiglieria del gruppo “Conegliano”.
La complessità dell’addestramento è derivata dall’impiego di pezzi di artiglieria dalle diverse caratteristiche balistiche, come mortai e obici, in modo integrato e complementare, utilizzando al meglio le peculiari capacità per colpire obiettivi non in vista, celati in un ambiente caratterizzato da rilievi, creste, avvallamenti e quote diverse, così come per l’osservazione della caduta colpi e per la correzione del tiro.
Le capacità di colpire bersagli non remunerativi per le artiglierie con tiri di precisione da punti di vantaggio tattico hanno permesso di implementare le esperienze di due team di tiratori scelti su tiri sulle medie e lunghe distanze, utilizzando, oltre al Sako TRG 42 e all’ ARX 200, il nuovo fucile di precisione Victrix Scorpio V e valutando anche le caratteristiche dei relativi munizionamenti, nei calibri .338 e 7,62 di marchi diversi.
A supporto delle azioni a fuoco a terra è stato esercitato anche l’inserimento di un’attività CAS di due “Eurofighter” del 51° Stormo, con interventi simulati di cannoneggiamento e bombardamento su vari bersagli, coordinati da terra da un JTAC del 3° reggimento.

Condotta dal comandante del reggimento, colonnello Francesco Suma, l’intera esercitazione ha avuto una durata complessiva di due settimane.
La prima è stata impiegata per le attività preparatorie, quali il riconoscimento e la ricognizione delle diverse aree di schieramento, la preparazione topografica e  l’allestimento dell’area logistica (nei pressi di Casera Razzo) nonché per l’acclimatazione all’ambiente in quota, particolarmente ostile con cali di temperatura e abbondanti nevicate avvenute proprio in quel periodo. Si è provveduto anche alle prese delle posizioni, alle procedure di calcolo dei tiri, di puntamento e all’esecuzione simulata degli esercizi, effettuando quindi un vero addestramento preliminare “in bianco”.
Nella seconda settimana si sono svolti i vari esercizi per raggiungere l’obiettivo addestrativo e le verifiche programmate con l’impiego live di tutti gli assetti interessati, obici, mortai e fucili di precisione, con una verifica al termine, nella giornata del 10 novembre, che ha visto  la partecipazione del comandante della Brigata alpina “Julia”, il generale Fabio Majoli.

L’area di caduta colpi, nella quale sono stati individuati i bersagli, costituiti da punti geografici in latitudine e longitudine e identificati da una codifica (AA3001, ecc.), è stata limitata in una zona circoscritta sul lato nord di Forcella Tragonia, nel ghiaione ai piedi del Col di S.Giacomo, tra il M.te Bivera e il M.te Tiarfin.
Per simulare obiettivi sparsi in un’area più ampia, in un contesto ambientale caratterizzato da pendenze, avvallamenti e creste, quindi più difficili da battere, sono state identificate più zone di posizionamento delle batterie degli obici e dei mortai pesanti, dando così modo di eseguire tiri con parametri molto diversificati.
Entrambe le batterie (la 13ª con 2 obici da 105/14 e la 15ª con 4 mortai pesanti RT-F1 da 120), a seconda la programmazione dei tiri e per ciascuna sessione di fuoco sui bersagli, avevano a disposizione serie di 3-4 di colpi per pezzo, costituiti da munizionamento ordinario con granate HE ad alto esplosivo e spolette a contatto.
Il team di supporto al fuoco (FST), raggiunta a bordo di un cingolato Bandvagn Bv.206 una posizione sopraelevata al limitare del bosco, e installata la postazione opportunamente celata sotto una rete mimetica, ha provveduto a effettuare i rilevamenti dei punti, identificati come bersagli, es a comunicare i dati alle batterie dislocate a diversi chilometri di distanza.

I calcoli dei parametri utili per i tiri dei mortai TR-F1 sono stati effettuati utilizzando il Sistema Informatico del Fuoco (SIF), mentre per i tiro degli obici M56 sono state utilizzate le tradizionali tavolette di tiro, in quanto il software del SIF è tuttora in fase di aggiornamento e  presto sarà possibile utilizzare il sistema anche per il tiro degli obici.
Per caratteristica del mortaio, la cui bocca da fuoco poggia sulla base di sostegno, lo sparo del primo colpo, viene definito “colpo di piastra” in quanto idoneo per consolidare la posizione del pezzo sul terreno e permettere la stabilità nei tiri successivi e quindi una maggiore precisione. Dopo il colpo di piastra e le indicazioni comunicate dal FST, controllato il puntamento, possono essere effettuati i tiri multipli, detti di “efficacia”.
Gli obici M56, reintrodotti da alcuni anni nei reparti dell’artiglieria da montagna, stanno beneficiando di una nuova giovinezza operativa, anche per le caratteristiche di tiro diretto su bersagli a vista, che implementano quelle dei RT-F1 di maggior calibro e di una maggiore distanza utile.
Nel corso dell’esercitazione è stato effettuato un  riposizionamento immediato di un M56 per il tiro contro un bersaglio ipotizzato a circa 800 metri. Abbandonata l’area della batteria, al traino di un VTLM Lince, è stato riposizionato a diversi chilometri di distanza. In pochi minuti il personale servente lo ha preparato per il tiro diretto contro un bersaglio in vista, dimostrando un’ottima mobilità su terreni poco accessibili, anche al traino del Lince, seppure il mezzo più consono in montagna sia il Bv.206, soprattutto su terreni innevati o molli.

L'attività CAS

Nel contesto esercitativo della FA21, ha trovato inserimento un’attività di integrazione della terza dimensione da parte di due “Typhoon” del 51° Stormo coordinati da terra da un JTAC del 3° reggimento.
Per il comandante (Ground Commander) dell’operazione, il JTAC è una figura chiave di riferimento, un advisor, che gli fornisce le indicazioni da cui trarre le migliori opzioni da utilizzare per la scelta e la decisione finale. Ad esso viene quindi delegata la clearance, ovvero il compito di passare tutte le istruzioni ai piloti per procedere su specifici bersagli, secondo direzioni e tipologie di sgancio definite. Nella simulazione si ipotizzava  che entrambi i velivoli fossero dotati di quattro GBU-16 Paweway II oltre al munizionamento del cannoncino Mauser BK27 da 27 mm, mentre uno era provvisto del pod per l’illuminazione laser Rafael Litening III. La composizione precisa dell’armamento di ciascun assetto viene passata dai piloti al JTAC e rappresenta un indispensabile supporto informativo per ipotizzare la tipologia degli interventi aerei che il comandante dovrà decidere. Quindi, il pilota supporta il JTAC, questi supporta il comandante che decide gli interventi opportuni, che vengono comunicati dal JTAC.
Grappa Five One” e “Grappa Five Two” – questi i nominativi radio dei due “Typhoon” – sono stati indirizzati sugli obiettivi identificati come nemici con interventi di show force, ovvero dimostrazioni del potenziale di attacco e quindi come effetto deterrente, di gunning ovvero l’utilizzo dell’arma di bordo con tiri diretti e selettivi  contro bersagli isolati e/o in prossimità di postazioni amiche e di bombing con lo sgancio delle bombe a guida laser su bersagli paganti e/o protetti.
Nell’ambito dei reparti di artiglieria, il JTAC può  svolgere un compito di integrazione delle diverse sorgenti di fuoco delle artiglierie con quelle aeree nello stesso momento e nello stesso spazio aereo essendo in grado di comunicare con entrambe.

SCHEDE

Mortaio Thomson RT-F1

L’Esercito, dopo aver utilizzato per molti anni il mortaio da 120 mm a canna liscia, per aumentare la capacità di fuoco a tiro curvo, alla fine degli anni ’90 ha deciso l’adozione del mortaio Thomson Brandt da 120 mm a canna rigata in grado di raggiungere una gittata massima di 13 chilometri.
Costruito dalla TDA Armamens SAA del gruppo Thales il MO-120 RT-61,  designato RT-F1 dall’Esercito,  si è dimostrato ben presto un’arma estremamente efficace e versatile, con una massa di 582 kg in ordine di combattimento, può essere trasportato al gancio baricentrico di un UH-90 come pure da un UH-205 e rimorchiato da VTLM Lince, da VM-90 e, nei reparti alpini, dal cingolato Bv.206.
La bocca da fuoco poggia su una staffa di sostegno inferiore e sul meccanismo di brandeggio/elevazione a monopiede, incavalcato su una culla oscillante, munita di livella a bolla, che è fissata direttamente al centro dell’assale dell’affusto di traino provvisto di due ruote con pneumatici ed è regolabile in larghezza mediante un volantino posto sul lato destro, mentre elevazione (tra 30° e 85°) e brandeggio (+/- 14°) sono comandati da due volantini sul lato sinistro della culla, dove è anche presente l’ottica di puntamento. La lunghezza della canna è di 2,80 m e la lunghezza totale di 3,10 m.
Utilizza munizionamento standard HE PR-14, la cui portata massima è di 8.100 metri, mentre con munizionamento PRPA HERA (High Explosive Rocket Assisted) arriva a circa 13.000 metri. Le modalità di sparo sono Drop fire con il percussore colpito dall’ordigno in caduta nella canna e Trigger fire comandata azionando il meccanismo di sparo alla base della canna mediante un cordino; la cadenza di tiro è di 6-10 colpi al minuto.
Attualmente il mortaio F1 è in dotazione ai reggimenti di artiglieria dotati di FH-70, che schierano anche una batteria mortai e ai reggimenti di fanteria nell’ambito della compagnia armi di sostegno. Nell’artiglieria da montagna affianca gli FH-70 e nei reggimenti alpini è arma di reparto. Anche la Marina Militare lo ha adottato per il reggimento “San Marco”.

Obice M56 105/14

Ideato dal col. Salvatore Fuscardi, costruito dalla Officine Meccaniche di Pozzuoli e successivamente presso l’Oto Melara è stato prodotto, anche su licenza, in oltre 2.600 esemplari e adottato da circa 30 nazioni. Nel 1957 fu introdotto dall’Esercito per equipaggiare i reggimenti di artiglieria delle brigate alpine e successivamente il 185° Gruppo artiglieria paracadutista. Il 105/14 venne progettato per massimizzarne la trasportabilità essendo scomponibile in 12 parti facilmente trasportabili con molteplici sistemi – nel passato anche a dorso di mulo – e ricomposto in pochissimo tempo direttamente dagli artiglieri in servizio al pezzo. Tali uniche caratteristiche includono la possibilità di poter manovrare il pezzo a mano grazie alla sua leggerezza e il fatto di poterlo usare facilmente per tiro diretto.

Venne progressivamente dismesso dai reparti alpini a partire dal 2002 e per una quindicina d’anni  molti esemplari rimasero immagazzinati nei depositi. Alla luce  delle esperienze nello scenario afgano, una serie di valutazioni operative hanno restituito valenza a questo obice, per molti aspetti ancora ineguagliato. L’Esercito ne ha quindi deciso la sua reintroduzione e nell’esercitazione “Alpan 2016” è stato valutato. A Monteromano con l’esercitazione “Laran 2019” sono stati schierati quattro obici del 1º reggimento artiglieria terrestre da montagna per una intensa attività a fuoco, sparando sia da fuori poligono su obiettivi al limite della gittata, sia in tiro diretto su obiettivi a soli 800 metri. Ringiovaniti con un nuovo cannocchiale panoramico (le ottiche originali erano ormai inservibili) e con nuovi pneumatici sono stati reintrodotti venticinque pezzi, assegnati in servizio ad una batteria ciascuna del 1º e del 3º reggimento artiglieria terrestre da montagna,  al reggimento artiglieria (a cavallo) ” Voloire”  di Vercelli della Brigata “Pozzuolo del Friuli”, al 185° reggimento artiglieria paracadutisti “Folgore” e al Comando di Artiglieria di Bracciano.
Le batterie del 1°e del 3° reggimento stanno affiancando con l’M56 i mortai rigati da 120 mm RT-F1, che vantano una gittata maggiore e una granata più potente, ma hanno minore flessibilità rispetto all’obice, potendo effettuare tiri diretti anche verso il basso con un angolo negativo di 5º. La gittata massima del 105/14 è di 10.600 m ed utilizza le tradizionali granate HE M1 con nuove spolette utilizzabili sia per il tiro teso anticarro e contro-posizioni. Con un peso complessivo di 1.290 kg la movimentazione avviene al rimorchio dei VTLM Lince, in grado trainare anche 2.000 kg , sulla neve e su terreni difficili è compito invece dei cingolati tuttofare Bv.206.

Victrix Scorpio V

Sviluppati e prodotti dalla Rottigni Officina Meccanica di Cazzano Sant’Andrea (BG) dal 2014 i Victrix Armaments sono fucili di precisione per l’uso professionale e le competizioni di tiro sportivo a lunga distanza. La linea “Minerva”, dedicata al settore militare, comprende diversi modelli, in quasi tutti i calibri più performanti, i cui nomi si ispirano alle armi impiegate dagli eserciti dell’Antica Roma: Pugio, Gladio, Scorpio, Tormento, Corvo.

Alla fine del 2016 la Beretta SpA ha acquistato il marchio Victrix per completare la propria offerta di fucili di precisione (Sako e Tikka) e per la sua distribuzione nel segmento Defense e Law Enforcement. I fucili Victrix attualmente sono adottati dal COFS,  Comando Operazione per le Forze Speciali, dal 9º Reggimento Paracadutisti “Col Moschin”, dal GOI, Gruppo Operativo Incursori, della Marina Militare, dal 17º Stormo Incursori dell’Aeronautica Militare, dal 4º Reggimento Alpini Paracadutisti, dal 185º RAO, Reparto Acquisizione Obiettivi, dal GIS, Gruppo di Intervento Speciale, dell’Arma dei Carabinieri e dal NOCS della Polizia di Stato. Dal 2019, con il programma del Ministero della Difesa “Soldato Sicuro” è in corso la sostituzione di alcuni assetti per i tiratori scelti dell’Esercito; team di tiratori scelti, come ad esempio il team dell’8° reggimento alpini di Venzone, presente alla FA21, hanno già in dotazione il modello “Scorpio V” nel calibro .338 Lapua Magnum e con ottica Schmidt-Bender 5-25×56 PM II. Nella versione con la canna da 22″ e freno di bocca, il peso è di 6,4 kg, senza ottica e con caricatore vuoto, la lunghezza complessiva è di di 902 mm con calcio ripiegato e di 1148 mm con calcio aperto.

L'iter formativo del JTAC

La Scuola di Aerocooperazione definisce il Joint Terminal Attack Controller (JTAC)  “un professionista specializzato che, da posizione avanzata sul terreno, dirige l’attività di assetti aerotattici impiegati nel supporto aereo ravvicinato (CAS) in accordo alle tattiche, alle tecniche ed alle procedure vigenti e ne garantisce il controllo durante la fase terminale di un attacco”.

Il personale destinato a frequentare l’iter addestrativo per diventare Joint Terminal Attack Controller viene individuato nell’ambito del reggimento o del reparto di appartenenza per poi essere inviato al Comando Artiglieria (COMART) di Bracciano dove partecipa ad una fase pre selettiva presso il CFTIO, il Centro Fires Targeting & Info Operations della durata di una settimana dove vengono testate talune capacità di base richieste, tra cui una conoscenza di base dell’inglese e di topografia. Superata la fase pre selettiva partecipa ad un pre-corso JTAC della durata di circa 5-6 settimane dove avviene un primo importante approccio generale con la materia, un’anticipazione di tutti quegli aspetti che verranno sviluppati successivamente alla Scuola di Aerocooperazione (SAC) di Guidonia, un primo utilizzo del sistema di simulatore VBS 3 (Virtual Battle Space) e le prime guide CAS con degli assetti aerei. Presso la Scuola di Lingue Estere dell’Esercito (SLEE) di Perugia il personale partecipa infine al corso intensivo di inglese, della durata di 8 settimane, al termine del quale è richiesto il superamento delle prove di esame nelle diverse categorie con un livello minino di 3 3 3 2, come da regolamento NATO.
Solo a questo punto il personale verrà ammesso alla SAC di Guidonia per il corso di JTAC, che ha una durata di 13 settimane ed è suddiviso in una prima fase teorica, una seconda pratica e una terza di pratica avanzata. Quest’ultima viene svolta in Sardegna sul poligono di Capo Frasca e su quello interforze di Salto di Quirra (PISQ) dove vengono esercitati sganci reali da parte di assetti aerei.
La “Evaluation” viene svolta a Guidonia e condotta dal comandante dello STANEVAL (Standardization/ Evaluation) ovvero la figura chiave che certifica l’osservanza degli standard fissati dalla NATO per il conseguimento della preparazione prevista dal corso e, successivamente,  anche per il mantenimento dei requisiti e quindi della qualifica.
Questa presuppone un continuo addestramento e una serie di controlli periodici che non devono superare i periodi di tempo previsti per ciascuno dei diversi requisiti necessari, ad esempio per la lingua inglese è imposta una verifica ogni 18 mesi al massimo.

Le Forze Armate stanno testando il sistema digitale di rilevamento e di comunicazione TCCK (Targeting and Communication Command Kit) prodotto da “Leonardo SpA”,  per la prossima introduzione della versione FOC (Final Operational Capability). Il TCCK è un sistema per la gestione del campo di battaglia progettata specificamente per l’uso da parte dei JTAC  e dei JFO (Joint Fire Observer). E’ costituito da un software basato su Windows® installato su tablet/computer portatile MIL-STD, un ricevitore GPS, un Laser Range Finder (LRF) e fino a due Combat Net Radio. Integrandosi con gli LRF più comuni consente all’operatore di calcolare facilmente e in modo accurato la posizione dei bersagli, le informazioni possono essere condivise tra le varie unità operative consentendo attività aeree, terrestri e navali e di coordinare in sicurezza operazioni all’interno di un teatro tattico condiviso con il protocollo Variable Message Format  (VMF).

“Nobis incedentibus rupes ruunt”
Al nostro incedere crollano le rupi

“Denant al Conean o si scjampe o si mûr”
Davanti al Conegliano o si scappa o si muore

Il 3° Reggimento artiglieria terrestre da montagna

Alpini tra gli Alpini… per tradizione è da sempre il reggimento di artiglieria della Brigata Alpina “Julia”,  che combattendo a fianco dei suoi alpini ha scritto pagine di eroismo nel corso delle due Guerre Mondiali e che oggi fanno parte della storia. Due sono le medaglie d’oro al Valore Militare conferite alla Bandiera di Guerra per la campagna greco-albanese e per la campagna di Russia, una medaglia di bronzo al Valor Militare per la campagna italo-etiope, una d’argento al Valore dell’Esercito per il soccorso alla popolazione di Gemona nel terremoto del 1976 ed una croce d’argento al Merito dell’Esercito per l’emergenza COVID-19, mentre ben undici sono le medaglie d’oro al Valor Militare individuali conferite al personale del reggimento.

Costituito il 1° gennaio 1915 alla vigilia della Grande Guerra a Bergamo, si riconfigura a Gorizia al termine del conflitto. Nel corso della Seconda Guerra mondiale prende gloriosamente parte alla prima Campagna greco-albanese e successivamente, inquadrato nell’Armata Italiana in Russia (ARMIR) alla Campagna di Russia. Dopo la tragica ritirata del fronte russo, venne ricostituito con i gruppi “Conegliano” “Udine” e “Val Piave”, subendo poi la sorte degli altri reparti dell’Esercito dopo l’8 settembre 1943. Ricostituito il 1° febbraio 1951 ha seguito le esigenze delle diverse strutturazioni che via via si sono susseguite. Con il 26 ottobre 2016 è stato trasferito da Tolmezzo alla sua attuale sede,  la caserma “Severino Lesa” di Remanzacco (UD).

I compiti assegnati al reggimento sono i seguenti:

  1. fornire supporto di fuoco diretto delle Unità di manovra della Brigata alpina “Julia”, acquisire ed ingaggiare gli obiettivi per il conseguimento di effetti letali e non letali e contribuire al conseguimento degli scopi prefissati;
  2. condurre addestramento di specialità per il conseguimento ed il mantenimento delle capacità di vivere, muovere e combattere in ambiente montano invernale ed estivo, nonché in condizioni artiche;
  3. condurre attività di approntamento e mantenimento per impiego in operazioni pianificate sul territorio nazionale e all’estero;
  4. condurre attività di mantenimento per missioni operative per riserve di forze ad elevato stato di prontezza;
  5. concorrere alla 4a missione della Difesa con assetti pregiati, non solo quale componente operativa di protezione civile, ma anche nell’ambito del Soccorso Alpino Militare.

La struttura attuale è costituita da:

  1. Comando di reggimento
  2. Batteria di supporto logistico 
  3. Gruppo artiglieria da montagna “Conegliano” a sua volta costituito da:
       – 13ª Batteria obici “La Lavine” con FH-70 da 155/39, RT-F1 da 120 e M56 da 105/14
       – 14ª Batteria obici “La Montane” con FH-70 da 155/39 
       – 15ª Batteria obici “L’Orcolat” con FH-70 da 155/39)
       – 17ª Batteria Sorveglianza e supporto tecnico “La Dura”

Numerose sono Operazioni alle quali ha contribuito con la presenza propria o di assetti e augmentees, sul territorio nazionale, dai Vespri siciliani a Strade sicure, fuori area: ALBATROS Mozambico, PELLICANO Albania, SFOR/EUFOR Bosnia Erzegovina, NIBBIO Afghanistan, ISAF e RESOLUTE SUPPORT Afghanistan, KFOR Kosovo, WHITE CRANE Haiti, PRIMA PARTHICA Iraq, MIASIT Libia, oltre ad avere supportato la popolazione durante il disastro del Vajont, il terremoto del Friuli e in diverse emergenze maltempo.

La realizzazione di questo report si è resa possibile grazie alla disponibilità ed alla professionalità del personale del 3° reggimento artiglieria terrestre da montagna. Desidero ringraziare in particolare il Col. Francesco Suma, il T.Col. Alessandro Campiello, il  C.m.c. s. Daniel Paciarelli e l’Ufficio Stampa dello Stato Maggiore dell’Esercito.

Federico Grattoni

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