102 anni fa scompariva Francesco Baracca, il “mito” ricordato a Lugo

Guerra 1915-1918, la “Grande Guerra”. Nella Battaglia del Solstizio o seconda battaglia del Piave che impegnò il Regio Esercito Italiano e l’Imperiale Regio Esercito Austoungarico nel giugno 1918, durante una missione sul Fiume Piave, il giorno 19 il Maggiore Francesco Baracca comandante della 91^ Squadriglia degli Assi (così chiamata per essere formata dai migliori piloti dell’aviazione dell’epoca), non faceva rientro alla sua base di Quinto di Treviso. Dopo aver partecipato con il gregario Tenente Franco Osnago, a mitragliamenti ai ponti di barche sul Piave e al suolo sul Montello veniva abbattuto presso Bavaria (TV). Sono varie le congetture riguardo le cause del suo abbattimento: un cecchino austroungarico, un incontro fortuito con un aereo avversario non visto oppure, quella meno accreditata, addirittura del suicidio con la propria pistola di ordinanza, per sfuggire ad una fine tremenda a causa dell’incendio del suo SPAD. Non avremo mai una risposta certa sul mistero della sua morte a trent’anni. Esattamente a 102 anni da questo evento, Lugo di Romagna, sua città natale, ha voluto ricordare la scomparsa dell’Asso degli Assi dell’Aviazione italiana, ricorrenza molto sentita dalla popolazione della località romagnola. Nella grande piazza a lui intitolata, alla presenza del Sindaco, della famiglia Baracca, delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma con bandiere e insegne e delle altre Associazioni che portano il suo nome, è stato ricordato in un momento particolarmente suggestivo, anche con il sorvolo del monumento dedicato all’illustre concittadino, da parte di alcuni velivoli del locale Aero Club, partiti dall’aeroporto di Villa San Martino. La celebrazione è stata ridotta all’essenziale nel rispetto delle scrupolose disposizioni sanitarie a causa del Covid-19.
A Lugo inoltre in un ricco museo a lui dedicato è esposto uno SPAD VII con matricola S 2489 costruito dalla Blériot nel 1917, esemplare che ha prestato servizio nella 91ª Squadriglia fra la fine del 1917 e l’inizio del 1918, in un periodo dunque compatibile  con l’impiego da parte dell’Asso, sebbene allo stato attuale nessun documento d’archivio permetta di confermare o di escludere un effettivo uso da parte di Francesco Baracca. Certo è invece che questo caccia fu l’aereo personale del tenente Eduardo Alfredo Olivero dalla fine dell’estate 1918 alla primavera dell’anno successivo, quando fu esposto in una mostra aeronautica a Taliedo.Il velivolo venne poi donato alla città di Lugo e qui esposto in una sala della Rocca.
Sottoposto ad un primo restauro alla fine degli anni ’60 dai tecnici dell’Aeronautica Militare, fu oggetto di un secondo intervento nel 1990 dalla sezione di Torino del Gruppo Amici Velivolo Storici (GAVS). La tela di rivestimento originale venne rimossa nel corso dei primi lavori, ma è conservata nei magazzini del Museo.
Francesco Baracca riposa nel cimitero di Lugo di Romagna e il “cavallino rampante” adottato come insegna personale rivive come marchio della Ferrari, casa automobilistica nota in tutto il mondo, da quando la famiglia diede ad Enzo Ferrari nel 1923 l’autorizzazione ad utilizzare l’insegna anche se leggermente modificata nella posizione del cavallino e nello sfondo di colore giallo, che assieme al blu rappresenta il colore della città di Modena.
Baracca fu sempre un “cacciatore” e durante le missioni di guerra abbatté, dal 1916, ben 34 velivoli avversari quando con già con cinque un pilota veniva considerato un asso.

(Testo di C.Toselli, Foto di C.Toselli e M.Baldi) – 20 giugno

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